MUSIC.

La mia musica è un frutto ibrido: un crossover culturale fatto di assidue frequentazioni di musica “colta”, la classica per intendersi, di jazz, e di improvvisazione.  Queste anime musicali mi hanno accompagnato dai primi anni di formazione.

 

Alla mia formazione classica devo la tecnica pianistica, la lettura a prima vista, l’orecchio per i dettagli, il suono, e l’umiltà di misurarsi con un repertorio infinito e con i grandi interpreti.

 

Al jazz devo il senso della complessità armonica, l’improvvisazione nelle forme, il ritmo e lo swing, e soprattutto l’eterno gioco di interplay, una gioia unica che ti fa rinascere ogni volta che suoni con i tuoi amici di avventura. 

 

All’improvvisazione devo l’espressione immediata delle idee, il lasciarsi andare, il parlare con se stessi al pianoforte, le variazioni su temi e ritmi, l’articolazione della musica interiore, il flusso incessante di idee musicali, l’apertura verso il suono che raggiunge le nostre sfere più profonde. 

 

Ai maestri con cui ho studiato e che mi hanno formato, i cui insegnamenti custodisco preziosamente con me, devo il mio essere musicista.  Sono inoltre in debito con i grandi interpreti che con il dono della loro arte ci aprono la mente e le porte della percezione.

Sono un uomo molto fortunato e sono grato a tutti quelli che ho incontrato e continuo ad incontrare in questo appassionante cammino nella musica.